Cultura della pace e nuovo umanesimo
Il contributo della religione
DOI:
https://doi.org/10.71628/apth.v12i1.129401Abstract
Sarebbe irrealistico non riconoscere che le ragioni della guerra sembrano proporzionalmente più persuasive rispetto alle ‘vie della pace’. Tuttavia, è possibile e necessario pensare la pace quale principio strutturale dell’umano, al di fuori del quale non c’è futuro. Ciò vuole dire comprendere la pace come paradigma interpretativo della realtà e della condizione umana, a fronte della guerra come metafora della vita. In tale ottica, la religione, nell’offrire una differente lettura dell’umano, può contribuire a inserire nello spazio pubblico la pace come principio orientativo di un umanesimo critico. Può collaborare ad un’educazione dell’umano in grado di attraversare la crisi antropologica che connota il nostro tempo. Ma, ancor di più, può motivare le ragioni dell’etica con quelle della politica, nella prospettiva di elaborare sempre meglio una grammatica del giusto agire.
It would be unrealistic not to recognize that the reasons for war seem proportionally more persuasive than the “paths of peace.” However, it is possible and necessary to think of peace as a structural principle of humanity, outside of which there is no future. This means understanding peace as an interpretative paradigm of reality and the human condition, versus war as a metaphor for life. From this perspective, religion, by offering a different reading of humanity, can help introduce peace into the public sphere as a guiding principle of a critical humanism. It can contribute to an education of humanity capable of navigating the anthropological crisis that characterizes our time. But, even more, it can motivate ethical reasons with those of politics, with a view to increasingly developing a grammar of just action.
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